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Quali sono le differenze       By Michele Perna

L’acqua calda è già stata scoperta, ed è facile fare della retorica, ma quando ci guardiamo intorno nell’ambiente della subacquea, quella che qualcuno definisce “ ricreativa”, allora mi viene da ridere al pensare che possa esistere una diversificazione di questo genere. Se ricreativo significa quello che alcuni vogliono evidenziare semplicemente perché non potrebbero diversamente vendere il loro prodotto, allora potrei anche digerirlo. Ma qualcuno probabilmente si è dimenticato che quando Noi discepoli di Marcante e Ferraro fummo addestrati alla subacquea, coloro che oggi si spacciano per supersommozzatori, non erano neppure capaci di svuotare una maschera nel totale autocontrollo dei movimenti e dei comportamenti.
Oggi, anche le agenzie didattiche che hanno avuto origine dai grandi maestri, si sono adeguate ad una serie di mutamenti che hanno come unico scopo quello di commercializzare la subacquea e a loro dire renderla più popolare. Questo cambiamento ha portato solamente dispersione e calo degli appassionati dell’immersione con l’autorespiratore. La prova di questo? Sta nel fatto che aumenta la richiesta nel settore Apnea e diminuisce nel settore ARA, il perché è semplice l’Apnea infonde passione qualunque sia l’agenzia che la propone semplicemente perché chi frequenta quei corsi si impegna e si guadagna il brevetto, ed inoltre ad essi viene trasmessa la passione per il blu. Nell’ARA purtroppo non è più cosi, semplicemente perché molto spesso chi insegna le tecniche non ha veramente voglia di trasmetterle e cosa ancor più grave non ama l’immersione come l’amiamo noi “vecchi Marcantiani e (Ferraristi)”.
Proprio per uscire da questi schemi che nostro malgrado non riuscivamo più a condividere, abbiamo fondato il CNAS, senza alcuna presunzione, con tanta umiltà e modestia, ci siamo ripresi quell’identità che purtroppo si è persa per dare spazio alle attività con intendimenti commerciali. Certamente l’aspetto “commerciale “ è fondamentale per tirare il carretto, ma ciò che noi non
abbiamo scordato è che non si può insegnare la subacquea senza trasmettere passione, non si può amare il nostro sport se si antepone solamente come scopo l’acquisizione del brevetto d’immersione, che molto spesso viene rilasciato solamente perché l’allievo ha dimostrato di saper imitare come un pappagallo ciò che l’istruttore gli ha insegnato, ed il risultato è stato quello di sfornare una miriade di brevetti ma in realtà chi pratica e continua a praticare l’attività è solamente l’appassionato, e se non ci credete, allora chiedetelo ai negozianti oppure ai fabbricanti di attrezzature se esiste veramente un boum della subacquea.
Noi abbiamo moderato i termini addestrativi che ci distinguevano 20 anni fa, ma li abbiamo moderati solamente in termini di tempistica ovvero: ciò che facevamo in tre corsi di attività istruttiva, ora lo facciamo in cinque, semplicemente perché l’utenza non ha più il tempo e la volontà di stare 50 ore in piscina per ogni tipologia di corso, ma tutto ciò che era ed è imperniato sull’autocontrollo rimane collocato esattamente al suo posto.
Da noi, l’allievo non imita i gesti ed i movimenti dell’istruttore, da noi, l’allievo comprende, ragiona sull’esercizio ed impone alla sua mente terrestre un comportamento subacqueo esattamente come fanno gli attuali apneisti, ma attenzione: Occorre ricordare anche, che gli apneisti hanno all’origine della popolarità del loro settore, una formazione che aveva come unico scopo l’autocontrollo, ed oggi queste tecniche sono state aggiornate, modificate, migliorate grazie ai grandi personaggi vecchi e giovani, campioni e non, ma che con coraggio e determinazione ne hanno curato e rivisto i particolari, entrando in settori ed argomenti prima sconosciuti.
In CNAS non abbiamo tagliato le nostre radici, ma abbiamo cercato di curare le parti che secondo noi erano ammalate (burocrazia, egocentrismo, rigidità mentale), riparare le rotture ( esecuzione di esercizi inutili e non formativi), e soprattutto ci siamo evoluti sul piano scientifico ( adeguamento costante ed on-line della manualistica), ma sul piano addestrativi, non regaliamo niente a nessuno.
Da Noi chi non sa eseguire una capovolta non può insegnare, non perché sia indispensabile l’esecuzione della medesima, ma semplicemente perché non è in grado di capire, applicare, ragionare sulle componenti dell’esercizio, e la sua esecuzione corretta per Noi, è indice di ragionamento prima dell’esecuzione. L’esempio della capovolta è casuale, il vero significato sta nel totale controllo mentale dei movimenti e successivamente nell’applicazione in esecuzione.
Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!" disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze. Esopo, XXXII;
Fieri di essere ancora quello che altri non sono in grado di essere.
Noi  CNAS

 
 
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